Al Teatro Rendano il grido di chi non ha nome: Scena Verticale presenta “KR70M16”

Alessandro Artuso 5 May, 2026 1 min di lettura

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Esiste un insulto più profondo della morte ed è la cancellazione dell’identità. È questo il fulcro di “KR70M16 – Naufrago senza nome”, l’ultima e attesa produzione di Scena Verticale che approda per la prima volta a Cosenza

COSENZA – Il Mediterraneo come ferita aperta, come archivio di storie spezzate e nomi cancellati. Mercoledì 6 maggio 2026, alle ore 20:30, il prestigioso palcoscenico del Teatro Alfonso Rendano di Cosenza ospiterà la nuova produzione di Scena Verticale dal titolo “KR70M16 – Naufrago senza nome“.

La dignità di un codice | Novità assoluta al Teatro Rendano per la produzione di Scena Verticale

Il titolo non è un enigma, ma una cruda classificazione burocratica. KR per la provincia di Crotone, 70 per l’ordine di ritrovamento, M per il sesso, 16 per l’età. Dietro questa sigla alfanumerica si nasconde la tragedia di un adolescente, un naufrago della migrazione clandestina a cui la Storia ha negato non solo il futuro, ma anche l’identità.

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L’opera continua il rigoroso lavoro di “scavo” della compagnia calabrese dentro i traumi collettivi, interrogandosi su quanto sia selettiva la memoria dell’essere umano. Pronta a celebrare i vincitori, ma colpevolmente distratta di fronte agli sconfitti.

Un incontro tra epoche e ferite

La narrazione si muove in una dimensione visionaria e surreale. Ambientata in un cimitero, l’opera mette in scena l’incontro impossibile tra due vittime di epoche diverse.

Il giovane naufrago del presente e una vittima della Shoah. Un dialogo che, pur toccando corde di profonda commozione, non rinuncia a sprazzi di ironia, strumento necessario per affrontare l’orrore senza restarne paralizzati.

Il cuore pulsante della pièce è il reclamo dell’identità. Senza un nome inciso su una lapide, senza un corpo su cui piangere, l’elaborazione del lutto resta sospesa. Il testo richiama il mito classico – la supplica di Priamo ad Achille per riavere il corpo di Ettore – ricordando come il rispetto per i defunti sia il primo mattone della civiltà.