Il ricavato servirà a realizzare due importanti progetti di solidarietà, uno dei quali in Mozambico: l’occasione è veramente da non perdere
RENDE (CS) – Non è solo teatro, è un atto di devozione collettiva che si fa arte. Domenica 12 aprile 2026, alle ore 18:00, il Teatro Garden di Rende aprirà le sue per lo spettacolo dal titolo “Natuzza Evolo – Il Sogno di Dio”.
L’opera porterà in scena la vita e il mistero della mistica di Paravati. Si tratta di una figura che continua a unire migliaia di fedeli in un legame indissolubile tra terra e cielo. Il testo teatrale è stato curato e scritto da Maria Virginia Basile.
Natuzza Evolo, lo spettacolo a Rende
A dare corpo e voce al percorso spirituale di Natuzza Evolo sarà la compagnia de “Il Teatro dei Visionari“. Non si tratta di una produzione ordinaria, sul palco saliranno oltre 50 attori, dando così vita ad una rappresentazione corale da non perdere.

La regia promette di procedere con delicatezza fra la dimensione pubblica della mistica e quella più intima e sofferta. Lo spettatore sarà inoltre accompagnato da voci narranti e dalla musica dal vivo, altro elemento essenziale per sottolineare i momenti di maggiore tensione emotiva e spirituale.
Non si tratta in ogni caso dell’unico evento culturale che riguarda Natuzza Evolo. A maggio 2026 è infatti programmata una Prima Assoluta al Teatro Rendano di Cosenza.
Il palcoscenico della solidarietà
L’aspetto più significativo dell’evento risiede però nella sua finalità. Il teatro, in questa occasione, torna alla sua funzione originaria di collante sociale e strumento di bene.
L’intero ricavato della serata sarà infatti destinato a progetti di solidarietà che valicano i confini regionali:
- Il sostegno alle attività formative di Exodus Sud – Casa Madre Elena Aiello;
- Il finanziamento per la costruzione della Casa di Denis in Mozambico, un ponte di speranza tra la Calabria e l’Africa.
Memoria e Identità
L’appuntamento di Rende si preannuncia come un’esperienza partecipata, un momento in cui la comunità calabrese si stringe attorno a uno dei suoi simboli più luminosi.
In un’epoca di frammentazione, lo spettacolo di Maria Virginia Basile invita alla riflessione. Si offre un ritratto umano di Natuzza che va oltre l’iconografia classica per toccare le corde universali della sofferenza, della carità e della fede.

