Pinter sbarca in Calabria: Giorgio Marchesi e Simonetta Solder nel labirinto dell’Amante | DATE

Alessandro Artuso 26 February, 2026 2 min di lettura

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Giorgio Marchesi e Simonetta Solder portano in scena “L’amante” di Harold Pinter, in un adattamento firmato da Veronica Cruciani che abbatte la quarta parete tra finzione teatrale e realtà di coppia. Almeno tre date in Calabria

Al centro c’è un classico matrimonio borghese tenuto in piedi da un rituale ambiguo: ogni pomeriggio Sarah riceve il suo amante con la tacita approvazione del marito Richard. Ma in questo gioco di specchi, la domanda sorge spontanea: chi è davvero l’amante?

Lo spettacolo “L’amante” di Harold Pinter

In una messa in scena essenziale, lo spettacolo sceglie di non nascondere nulla, svelando i meccanismi della rappresentazione proprio mentre mette a nudo quelli familiari. I confini tra attore e personaggio – così come tra marito e seduttore si fanno via via più labili, trasformando il palcoscenico in un laboratorio psicologico dove i ruoli si mescolano e si scambiano continuamente.

È una riflessione potente e spietata sul desiderio e sull’identità, in cui le parole di Pinter diventano armi per difendersi o per ferire. Tra maschere d’ironia e momenti di assoluta vulnerabilità, Marchesi e Solder offrono una prova d’attore intensa.

L’idea è quella di invitare il pubblico a spiare dietro le quinte di un matrimonio (e di un teatro) dove la finzione è l’unico modo per sopportare la verità. I due spettacoli si terranno a Cosenza venerdì 10 e sabato 11 aprile 2026 (entrambi con inizio alle ore 20:30), ma non finisce qui. Domenica 12 aprile ci sarà anche la tappa a Crotone (ore 18:00) presso il Teatro Scaramuzza.

Un cantiere aperto in scena

Sarah e Richard sono una coppia borghese che ha trovato un equilibrio pericoloso. Ogni pomeriggio, infatti, lei riceve il suo amante con il consenso silenzioso di lui. Ma in questo gioco di specchi pinteriano, l’identità dell’altro è un confine mobile. Chi è davvero l’amante? E quando il gioco smette di essere un rifugio per diventare una prigione?

Lo spettacolo non inizia con l’illusione, ma con la sua dichiarazione di fallimento. Il palcoscenico è spoglio, la scenografia è un magazzino di possibilità accatastate sul fondo. Due attori – coppia nell’arte e nella vita – entrano con il copione in mano. Leggono le didascalie, si scrutano, mettono a nudo il meccanismo.

La parola come scudo e come arma

Se Pinter usa il linguaggio per nascondere e ferire, la regia sceglie di svelare il dispositivo. Mostriamo ciò che solitamente è precluso allo sguardo: il “dietro le quinte” del matrimonio e della rappresentazione stessa. Sarah e Richard ritualizzano il tradimento per salvare l’unione; noi ritualizziamo il teatro per svelare l’umano.

Poi spazio al paradosso. Quando ogni oggetto è al suo posto e la finzione è finalmente completa, lo spettacolo può finire. Perché la verità è forse qualcosa che nella realtà non sapremmo sopportare senza il filtro necessario del gioco.