Gabriele Lavia porta in Calabria “Lungo viaggio verso la notte”, il dramma familiare di Eugene O’Neill

Francesca Bloise 11 February, 2026 2 min di lettura

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Il maestro del teatro italiano e Federica Di Martino sul palco di Reggio Calabria con “Lungo viaggio verso la notte”, il dramma testamento del Premio Nobel: una discesa senza sosta nei segreti e nelle fragilità di una famiglia prigioniera del passato

A Reggio Calabria arriva, per una doppia serata, “Lungo viaggio verso la notte”, il dramma testamento di Eugene O’Neill, Premio Nobel per la letteratura. Si tratta di una delle più grandi opere del teatro americano, un’opera confessione che è arrivata anche in tv e ora ritorna nei principali teatri italiani.

Lo spettacolo vede protagonisti sul palco Gabriele Lavia, che firma anche la regia, insieme alla moglie Federica Di Martino. L’appuntamento è per i prossimi 28 febbraio, alle ore 21:00 e il 1° marzo, alle ore 17:30 al Teatro Cilea.

“Lungo viaggio verso la notte”: il dramma di una famiglia

Scritto da O’Neill nel 1940 ma pubblicato solo postumo, l’opera è un viaggio claustrofobico e catartico all’interno della famiglia Tyrone. In una sola giornata, dall’alba a mezzanotte, si consuma il disfacimento dei legami affettivi, segnati da conflitti, dipendenze, vecchi rancori e sogni infranti. Una storia interpretata da Lavia come una “casa-prigione” di amore e violenza. 

Come lo stesso attore e regista dice, il titolo dell’opera dice già tutto. Quello che arriva in scena è davvero “un viaggio lungo verso la notte”. Tutti i protagonisti “sono dentro una loro gabbia, del teatro, della droga, della malattia, dell’incapacità, della mediocrità e non si lasceranno mai fino alla morte”.

Al centro della scena, lottano contro i propri spettri: James Tyrone, interpretato da Lavia, un attore un tempo promettente, ora schiavo del rimpianto e dell’avarizia e la moglie Mary Tyrone, di cui Di Martino veste i panni, una madre eterea e tragica, intrappolata nella nebbia della morfina e nel ricordo di una giovinezza perduta.

Gabriele Lavia, maestro indiscusso del teatro italiano, affronta O’Neill con la consapevolezza di chi sa che il teatro è, prima di tutto, verità. La sua regia non cerca facili modernismi, ma scava nella parola, nel silenzio e in quella “notte” che non è solo cronologica, ma esistenziale.

In scena i conflitti e le fragilità umane

Il sodalizio artistico tra Lavia e Federica Di Martino aggiunge un ulteriore livello di profondità: la loro interpretazione restituisce quella tensione elettrica e quel dolore sottile che rendono i Tyrone la famiglia più celebre e tormentata della drammaturgia americana.

Una famiglia dannata e lacerata da un attore che fa teatro, capace a fare solo quello. Un artista che non viene capito e apprezzato nemmeno dai suoi familiari.

Assistere a questo spettacolo significa immergersi in una narrazione potente che, pur essendo profondamente autobiografica per l’autore, parla a chiunque dei conflitti familiari e della fragilità umana.