Francesco Congiusta è entusiasta per gli ultimi mesi trascorsi. Tutte le sensazioni del ragazzo di Siderno e il percorso durante il Giubileo
SIDERNO (RC) – Il sipario cala ufficialmente sul Giubileo, ma per la comunità di Siderno resterà viva l’immagine di un suo giovane cittadino nel cuore della cristianità. Sabato 10 gennaio 2026, alle ore 11:30, l’Aula Paolo VI ha ospitato un momento di profonda commozione.
Il momento da ricordare per Francesco Congiusta
L’Udienza Speciale è stata concessa dal Santo Padre a chi ha lavorato instancabilmente per mesi, rendendo così possibile l’organizzazione dell’Anno Santo. Tra loro, in prima fila, il 20enne calabrese Francesco Congiusta. A diffondere la notizia è stata la Diocesi di Locri-Gerace.
Francesco non è stato un semplice pellegrino, ma parte di un ingranaggio essenziale della macchina organizzativa vaticana. Durante tutto l’anno giubilare, infatti, il giovane ha messo la propria dedizione al servizio degli eventi che hanno portato a Roma milioni di fedeli. Un impegno costante, vissuto lontano dai riflettori, ma con una passione che non è passata inosservata.
L’incontro con Papa Leone XIV
L’evento rappresenta il culmine di un percorso non solo professionale, ma soprattutto spirituale. Sui propri canali social, infatti, il giovane di Siderno (Reggio Calabria) ha condiviso scatti e riflessioni che trasudano l’emozione di una giornata storica.
“L’energia dei giovani è il vero motore della Chiesa del futuro“, si legge in un messaggio pubblicato dopo l’incontro. Francesco si è unito a migliaia di operatori in un clima di fraternità e ringraziamento reciproco.
La notizia del riconoscimento papale ha fatto rapidamente il giro del web, suscitando un’ondata di entusiasmo e orgoglio a Siderno (e non solo). Il ringraziamento diretto del Pontefice è stato accolto come un segno di speranza e un esempio di cittadinanza attiva per l’intero territorio calabrese.
Con la fine del Giubileo, Francesco Congiusta torna a casa con un bagaglio di esperienze inestimabile. Il giovane vuol testimoniare come la fede e il servizio possano essere il linguaggio universale dei ventenni di oggi.

