A Vadue di Carolei, la comunità dell’ArcadiNoè ha trasformato le mascherine, simbolo della pandemia, in un albero-tenda che irradia luce e speranza. Tra i colori della pace e i gomitoli di lana dei ragazzi, un omaggio speciale a San Francesco d’Assisi per gli 800 anni del Cantico delle Creature
A Carolei, il Natale di quest’anno ha il volto della rinascita e il calore dell’accoglienza. La cooperativa sociale ArcadiNoè è nata nel centro storico di Cosenza per far fronte ai bisogni delle persone fragili, ora invece ha inaugurato un presepe diverso dal solito a Vadue di Carolei.
E proprio qui, infatti, il simbolo della festa si intreccia con la memoria collettiva e il desiderio di un futuro sereno
Il protagonista indiscusso è un albero speciale, realizzato non con i classici rami, ma con mascherine nuove riciclate. Quegli oggetti che per lungo tempo sono stati il segno della distanza e della paura durante la pandemia, oggi cambiano pelle. Trasformate dalle mani dei ragazzi dell’associazione, le mascherine si diramano dall’alto verso il basso creando una struttura che è, allo stesso tempo, albero e tenda.
L’albero, simbolo di vita, è attraversato da luci che rappresentano la linfa vitale del nostro spirito. La tenda, invece, un rifugio che avvolge e ripara, offrendo accoglienza non solo alla Sacra Famiglia, ma a tutta la comunità.

I colori della pace nati da “fragili mani” e l’omaggio a San Francesco
Nulla è lasciato al caso. Le mascherine sono state dipinte dai ragazzi con i colori dell’arcobaleno, simbolo universale di pace. È un messaggio potente: se restiamo uniti, proprio come le sfumature dell’iride, diventiamo portatori di luce.
“Dio trasforma sempre ciò che ci fa paura in un’occasione per ripartire”, spiegano i membri dell’associazione. Dalla fragilità delle mani che hanno lavorato la lana e il colore, è nata una struttura solida: un posto sicuro dove sentirsi accolti.
L’opera non guarda solo al presente, ma affonda le radici nella storia. Attorno all’albero sono state collocate le frasi più significative del Cantico delle Creature (che festeggia proprio gli 800 anni dalla sua realizzazione). Le parole di San Francesco, nonostante i secoli trascorsi, risuonano oggi con una potenza e un’attualità disarmanti, invitandoci al rispetto del creato e alla fratellanza.

Il presepe come casa della speranza
L’inaugurazione, avvenuta lo scorso 7 dicembre, è stata un momento di profonda commozione. La comunità si è ritrovata unita nel rito dell’accensione: ciascuno ha portato simbolicamente una candelina accesa ai piedi dell’albero, trasformando un gesto semplice in una preghiera collettiva.
Particolarmente toccante è la natività, realizzata interamente con piccoli gomitoli di lana creati dai ragazzi, che hanno curato ogni dettaglio, dalla pittura delle mascherine all’assemblaggio finale.
Questo presepe ci ricorda che nulla va perduto e che, con l’impegno e la fede, anche l’oggetto che più ci ha spaventato può diventare la casa della speranza.

