Ai nostri microfoni Luca Abete ha parlato della sua campagna sociale motivazionale che torna in Calabria, a Catanzaro. Quest’anno porta il claim “Nessunə è solə”
#NonCiFermaNessuno, la campagna sociale motivazionale ideata nel 2014 da Luca Abete, torna a Catanzaro e rinnova il suo appuntamento all’Università degli Studi “Magna Graecia”.
Un evento nel quale si alterneranno momenti di divertimento a spunti di riflessione trattando tematiche care alla community come la tutela dell’ambiente e la lotta alla violenza di genere, ma non solo. Il claim di questa edizione è “Nessunə è solə” per sviluppare quello che Luca Abete definisce un laboratorio itinerante di linguaggi della comunicazione che si aggiorna di continuo grazie a storie di vita vera.
Il filo conduttore di questa stagione? Quello di “accorciare le nostre distanze per sentirsi meno soli” proprio come ha detto ai nostri microfoni il noto inviato di Striscia la Notizia che in anteprima ci ha parlato della sua iniziativa che di anno in atto si rinnova e cresce.

Il clam di quest’anno è un invito a riflettere e non solo?
“E’ una provocazione, una clamorosissima bugia perché la solitudine esiste. L’obiettivo è provare a creare, con uno shock, un dibattito e un confronto sul tema della solitudine che è stato scelto proprio dall’analisi delle sensibilità che emergono in aula con i ragazzi. Non è uno slogan ma un invito a guardarsi negli occhi di più, a ritrovarsi un po’ più vicini, a restituire un po’ di tempo, di voce e di presenza a chi abbiamo intorno. Questo perché è lì, una delle soluzioni ai tanti problemi non soltanto della solitudine. Essere tanti all’interno di una università per gli studenti, è paradossalmente l’opposto della sensazione di solitudine che avvertono. Io dico sempre che bisogna essere “primopassisti”. Ho coniato questo termine per dire ai ragazzi “fate voi il primo passo”, perché comunque questo non ti porta forse dove vorresti e subito, ma di certo ti “muove” dal posto in cui sei. E poi tante cose si possono mettere in movimento per arrivare magari ad una soluzione.
Oggi i giovani si sentono più soli, nonostante i social?
Esiste una pigrizia relazionale ovvero molto spesso pensiamo che basta cliccare su un like per far capire a qualcuno “io ci sono”. Invece abbiamo bisogno d’altro. Io penso ad esempio che il problema della solitudine non riguardi solo i giovani ma anche gli adulti. Ed è una solitudine percepita ma forse non reale. Nel nostro laboratorio, mettiamo in campo degli esperimenti per cercare di capire quelle che sono le reazioni, un po’ come si fa in un laboratorio di chimica. Ebbene quando mettiamo i ragazzi a confronto, li facciamo parlare, creiamo l’habitat giusto per far emergere quello che hanno dentro. Loro si rendono conto che poi, alla fine, hanno tutti più o meno le stesse paure, le stesse fragilità, come è normale che sia.
Il paradosso diventa ancora più grande perché non solo siamo in tanti ad essere coinvolti da questa necessità di incontro, di incrocio, di distanze che si accorciano. Abbiamo addirittura tutti le stesse paure, ansie, fragilità, la stessa di sensazione di non essere all’altezza del vivere le pressioni che la società, le famiglie, quello abbiamo intorno ci portano. Quindi l’esperimento è vincente: accorciare le distanze significa anche sentirsi meno soli, più comprensivi e trovare delle risposte a nuove domande.

Luca cosa ti hanno insegnato i ragazzi?
La vita è meravigliosa per questo. Io ho capito, già quando facevo il clown, che donare senza voler nulla in cambio, è probabilmente il modo più importante, utile e proficuo sia per migliorare la vita di chi abbiamo intorno, ma soprattutto per migliorare la tua. Io ho iniziato questo percorso pensando di aiutare loro ma alla fine mi sono reso conto che sono stati loro, i ragazzi, ad aiutarmi a crescere, a migliorarmi, e a fare quello che forse dovremmo fare tutti: fortificare le nostre consapevolezze.
Perché l’illuminazione che nasce quando sono costretto a dare ad esempio, una risposta ad un ragazzo o una studentessa, a scavare dentro me stesso per dare una risposta. Ecco, quell’analisi di ciò che ho dentro e che ho vissuto, diventa un punto di riferimento. Intorno ad esso ruotano le convinzioni e le cose che mi migliorano la vita. Secondo me dovremmo fare più indagini dentro noi stessi– È quello che i ragazzi mi ‘costringono’ a fare ed è quello che io porto a fare loro: studiarci, analizzarci, capirci e magari vedere di andare oltre.
Presto il ritorno in tv
E nel frattempo che Striscia la Notizia riprenda, Luca Abete assicura: l’energia non mi manca, le richieste di aiuto dal territorio non mancano e riprenderemo presto a dare risposte a tutti quei cittadini che non riescono a trovarle ai loro problemi.

