Il batterista Christian Meyer ci racconta da vicino Heroes: da come è nato a quale sia il segreto di un successo che di volta in volta si rinnova
«Possiamo essere eroi, solo per un giorno» così recita una delle canzoni più iconiche di David Bowie, Heroes per la precisione, brano che dà il titolo ad uno dei concerti di punta del cartellone della XXII edizione del Festival d’Autunno, ideato e diretto da Antonietta Santacroce.
Dopo Mauro Repetto e Daniele Pecci, solo per citarne alcuni, arriva, domani venerdì 24 ottobre, sul palco del Teatro Politeama di Catanzaro anche il famoso e talentuoso trombettista Paolo Fresu con il concert-evento “Heroes”. Non sarà da solo ma affiancato da altri bravissimi musicisti con i quali realizza una straordinaria e affascinante commistione tra l’energia del rock e la raffinatezza del jazz in un vero e proprio tributo al Duca Bianco che però “cerca di dare un’apporto nuovo”.
È quello che ci ha anticipato Christian Meyer, noto batterista di Elio e Le Storie Tese che abbiamo raggiunto al telefono che da diversi anni, ormai, gira i palchi d’Italia insieme a Fresu, a Filippo Vignato al trombone, Francesco Diodati alla chitarra, Francesco Ponticelli al contrabbasso e Petra Magoni alla voce cercando una particolare quanto sorprendente connessione tra l’immensa produzione artistica di Bopwie e l’inconfondibile stile jazzistico.
A Meyer abbiamo chiesto di anticiparci qualcosa sullo spettacolo, di come questo concerto-evento sia nato e quale sia il segreto di un successo che di volta in volta si rinnova.
Cosa si deve aspettare il pubblico di Catanzaro?
Un piacevole concerto che vede un repertorio che è quello di David Bowie che viene reinterpretato con una duplice valenza, con una ritmica basso e batteria e ritmiche serrate che sono più assimilabili alla musica pop a cui si aggiungono dei bravissimi solisti che danno quel tocco di improvvisazione che si allontana dalla musica pop e dà un’aggiunta di freschezza.
Un mix che si fonde bene e che sul palco lascia spazio anche ad un po’ di sorpresa rispetto ad un classico concerto?
Esatto, io penso che sia un concerto godibile. La gente quando va ad un concerto di jazz teme sempre che ci sia qualcosa di difficile da capire, invece nel nostro caso si tratta di un concerto fruibile nel quale si trasporta il pubblico nell’ambiente della musica di David Bowie in quanto riconosce le sue canzoni e nello stesso tempo si può volare con la fantasia. Tutte le volte che suoniamo il pubblico rimane molto soddisfatto e quindi evidentemente questo tipo di “miscela” che abbiamo creato funziona.
Come è nato questo progetto? Dall’idea di Paolo Fresu, ma come ha “messo insieme” voi musicisti?
Paolo è un bravissimo organizzatore e assemblatore di musicisti con varie caratteristiche ma che possono coesistere sul palco. La scintilla che ha fatto nascere questo progetto è arrivata quando a Paolo era stato commissionato un concerto tributo a David Bowie nel luogo in cui il cantante aveva partecipato, negli anni Sessanta, ad un concorso canoro internazionale, a Monsummano Terme, in Toscana, dove partecipavano artisti da tutto il mondo, conosciuti e poco conosciuti come era all’epoca Bowie. Arrivò secondo. Così Paolo che è un visionario ha pensato ad alcuni solisti giovani e forti, ognuno nel suo ambito, nel jazz e a me che con Elio e le storie Tese avevo imparato ad accompagnate la musica pop e forse rappresentavo proprio il ponte, l’unione, ed un sound potente, che si basa sull’improvvisazione ma che sa dare delle pennellate di colore.
Da quello che doveva essere un singolo concerto, si è trasformato in uno spettacolo itinerante?
Esatto, hai detto bene. Dopo quel concerto lì ci siamo un po’ parlati e ci siamo detti che forse c’erano gli estremi per fare in modo che questo progetto potesse decollare e così Paolo ci ha riuniti e ci ha portati in studio. Così abbiamo rielaborato i grandi classici di David Bowie, perché c’è Heroes, Let’s dance e tanti altri.
Una volta in studio ognuno di voi ha dato il proprio contributo? Come avete lavorato fattivamente?
Esattamente, è stato un work in progress nel corso del quale abbiamo creato le ambientazioni sonore originali. Prima abbiamo lavorato ognuno per conto nostro dopo esserci scambiati le idee ed una volta in studio abbiamo registrato il tutto il tre giorni.
Per i tuoi impegni cosa ti aspetta nelle prossime settimane? Ci saranno delle novità con Elio e Le Storie Tese?
Dopo questo spettacolo, ritornerò ancora il Calabria il 21 e 22 di novembre per il mio “Progetto scuole” con il quale insieme alla mia manager andiamo nelle scuole statali italiane, dalle primarie ai licei, a parlare di musica e a cercare di stimolare i giovani facendo ascoltare loro la musica che noi reputiamo bella, la musica “nuova”, diversa da quella che loro ascoltano di solito. Dal jazz al rock, con i grandi cantanti. Stiamo cercando di instillare dei piccoli antidoti. Il 23 novembre, poi, saremo a Favelloni, nel Vibonese, con “Millefinestre di ritmo”, il mio progetto didattico con il quale giro l’Italia ed incontro le nuove generazioni di batteristi cercando di insegnare loro come studiare ma anche come suonare diversi generi, una sessione che si basa, tra l’altro, anche sulla musica di Elio e Le Storie Tese, con 13 brani del nostro repertorio.

